COME LAVORO

Il mio lavoro raccontato in un’intervista

D: Perché hai scelto questa professione?
D: Lavori sia nel settore giuridico-economico sia nel settore tecnico… non è insolito?
D: Da dove deriva la tua specializzazione nel settore giuridico?
D: Cosa mi dici della tua esperienza nel settore tecnico?
D: Come organizzi il tuo lavoro?
D: La riservatezza?
D: Quali garanzie offri sui tempi di consegna promessi?
D: Usi programmi di traduzione assistita?
D: Perché hai scelto di associarti all’AITI?
D: Cosa puoi dire della norma tecnica UNI 11591?


 

Perché hai scelto questa professione? Per me tradurre non è solo una professione… è anche una passione, una forma di espressione della mia personalità. Sono infatti una persona pragmatica e il mio lavoro mi permette di vivere la lingua nella sua concretezza, nella dimensione della comunicazione quotidiana. Ma sono anche una persona creativa e, quando traduco, mi sbizzarrisco a giocare con la lingua e fare acrobazie con le parole, alla ricerca del giusto equilibrio fra le varie componenti di un testo, nell’ottica di trasporlo al meglio dalla “lingua-cultura di partenza” alla “lingua-cultura di arrivo”. Sono una persona meticolosa e, lavorando su documenti scritti, compatibilmente con le tempistiche richieste dal cliente, mi prendo il tempo necessario per studiare un testo, focalizzare l’attenzione sui passaggi delicati, approfondire la terminologia, curare lo stile e cercare la soluzione linguistica ottimale. Mi piace paragonare l’arte della traduzione a un esercizio di giocoleria: un messaggio formulato in una lingua viene lanciato da un punto, compie un’evoluzione mentre viene abilmente manipolato dal traduttore e infine torna nello stesso punto, uguale nel contenuto ma espresso in un’altra lingua.

 

Lavori sia nel settore giuridico-economico sia nel settore tecnico… non è insolito? In effetti spesso un traduttore che lavora nel settore tecnico non fa traduzioni giuridiche e viceversa. Certamente sono differenti le competenze linguistiche, lo stile e la terminologia specifica ma in fondo l’approccio è il medesimo: in entrambi i casi servono precisione, ricerche terminologiche approfondite e fedeltà al testo di partenza. Inoltre esistono anche testi “misti”, quali norme, brevetti o capitolati che richiedono competenze sia giuridiche sia tecniche. Fortunatamente il mio percorso formativo e professionale mi consente di operare in entrambi i settori.

 

Da dove deriva la tua specializzazione nel settore giuridico? Il diritto è una mia passione nata sui banchi di scuola durante gli studi superiori. Mio padre sperava che facessi l’avvocato ma ho preferito scegliere la strada delle lingue straniere, senza però abbandonare questo mio interesse, e trasformandolo anzi in punto di forza per la mia professione. Delle traduzioni legali mi affascina in particolare l’esame comparato di ordinamenti giuridici più o meno diversi, che talvolta mi porta ahimè a concludere che un termine è intraducibile e può essere reso comprensibile solo attraverso una nota di traduzione.

 

Cosa mi dici della tua esperienza nel settore tecnico? Quella si è formata sul campo, traduzione dopo traduzione, e in particolare attraverso la proficua collaborazione con un centro di traduzione, che mi ha permesso di imparare i trucchi del mestiere e formarmi un mio bagaglio terminologico in numerosi settori tecnici. Poi, come già detto, una volta acquisiti lo stile e l’approccio, la terminologia viene messa a punto di volta in volta con lo studio della materia e ricerche mirate. Diciamo che “lavorando si impara”. Certamente la specializzazione in un certo settore agevola il lavoro ma a me piace anche “cambiare argomento”: ogni traduzione diventa un’occasione per arricchire conoscenze e terminologia, trovare nuovi stimoli e affrontare nuove sfide.

 

Come organizzi il tuo lavoro? Generalmente parto da un’analisi complessiva del testo per metterne a fuoco contenuto e stile, destinatari, provenienza e finalità; laddove necessario conduco le prime ricerche, consulto la documentazione eventualmente fornita dal cliente o faccio i necessari confronti con traduzioni precedenti. Successivamente comincio ad abbozzare la traduzione e, strada facendo, approfondisco l’argomento e definisco la terminologia, tenendo traccia di eventuali dubbi e punti da verificare. Ultimata la prima stesura, riprendo le parti dubbie e, a seconda della natura del problema, effettuo ricerche specifiche, interpello il cliente, tampino amici, parenti e conoscenti per “scroccare qualche consulenza terminologica al volo” oppure mi consulto con qualche collega, anche di madrelingua inglese o tedesca. Nei casi più critici, ricorro anche alla rete, lanciando un S.O.S. ad “addetti ai lavori” del settore, individuati su internet, fermo restando il doveroso rispetto della riservatezza. La fase conclusiva di lavoro prevede la revisione e rilettura del testo finale, con gli ultimi ritocchi a terminologia e stile, l’eventuale inserimento delle risposte fornite dal cliente, la verifica di completezza e conformità all’originale, il rispetto di eventuali norme redazionali del cliente e il controllo ortografico. Ovviamente, anche dopo la consegna del testo tradotto, resto a disposizione del cliente per qualsiasi chiarimento, aggiornamento del documento o eventuale correzione bozze. Il processo di lavorazione è leggermente diverso nel caso in cui utilizzi un programma di traduzione assistita.

 

La riservatezza? Nella mia professione la riservatezza è uno dei presupposti del rapporto di fiducia con il cliente. Indipendentemente da eventuali accordi sottoscritti su richiesta del cliente, garantisco sempre l’assoluta riservatezza delle informazioni presenti nei documenti originali, anche se inevitabilmente le competenze linguistiche acquisite per un cliente possono tornare utili per altri committenti. Nessuna fuga di notizie neppure quando interpello gli “esperti di settore”: da parte mia non menziono mai nominativi, cifre o altri dati sensibili e del resto i miei consulenti sono più incuriositi dalle mie domande insolite che dai segreti aziendali.

 

Quali garanzie offri sui tempi di consegna promessi? Ritengo che una traduzione, anche se ben fatta, serva a poco se consegnata in ritardo. Si tratta quindi di trovare l’equilibrio ottimale fra puntualità e qualità, il giusto compromesso fra esigenze del cliente e carico di lavoro corrente, in un perfetto gioco di incastri fra una scadenza e l’altra. Generalmente mi tengo un margine di sicurezza per eventuali emergenze e imprevisti… In ogni caso, chi mi conosce sa che all’occorrenza “faccio mille acrobazie”, con serate davanti al PC o sveglie all’alba, pur di non disattendere l’impegno verso il cliente in termini di tempistiche e qualità.

 

Usi programmi di traduzione assistita? Sono uno strumento di lavoro utile perché, mentre traduco, mi permettono di creare una memoria di traduzione applicabile in automatico a successive frasi, o parti di frasi, uguali o simili. Ovviamente il programma non “fa tutto da solo” ma funge da “assistente del traduttore”. Peraltro non tutti i testi si prestano per la traduzione assistita. Personalmente, ritengo utile servirmi di un CAT tool quando il materiale da tradurre, necessariamente su supporto informatico, è molto ripetitivo o costituito da più documenti simili (ad esempio cataloghi o manuali d’uso) e presenta uno stile semplice, che non richiede una particolare rielaborazione nella resa in italiano. Questo perché, se da un lato i CAT tool consentono di ottimizzare i tempi e recuperare parti ripetitive mantenendo l’uniformità terminologica e sintattica, d’altro canto comportano una serie di vincoli che limitano l’autonomia e la creatività del traduttore e, a mio avviso, possono condizionare lo stile del testo finale. In altri termini, se non espressamente richiesto dal cliente, preferisco fare una valutazione di opportunità e convenienza sulla base del testo da tradurre, prima di optare per l’impiego del programma di traduzione assistita. Naturalmente l’ottimizzazione derivante dall’uso di un CAT tool si traduce per il cliente in uno sconto quantificabile caso per caso.

 

Perché hai scelto di associarti all’AITI? L’AITI, Associazione Italiana Traduttori e Interpreti, riunisce traduttori e interpreti professionisti, con l’intento di promuovere il riconoscimento, la tutela e la professionalità di questa categoria, favorendo la formazione permanente dei suoi soci e la collaborazione fra colleghi. AITI è una delle associazioni iscritte all’elenco del Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi della Legge 4/2013 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate) e rilascia ai suoi soci l’attestato di qualità e di qualificazione professionale. La mia adesione a questa associazione testimonia quindi il mio impegno a operare con professionalità, per offrire un servizio di qualità.

 

Cosa puoi dire della norma tecnica UNI 11591? La norma UNI 11591, pubblicata il 10 settembre 2015, è uno strumento chiave per l’autoregolamentazione volontaria delle figure professionali operanti nel campo della traduzione e dell’interpretazione, definendone requisiti di conoscenza, abilità e competenza.

laura

"... quando traduco, mi sbizzarrisco a giocare con la lingua e fare acrobazie con le parole, alla ricerca del giusto equilibrio fra le varie componenti di un testo."